Congedo parentale auonomi

Cosa c’è da sapere

Con la recente circolare n. 122 del 27.10.2022, l’INPS fornisce le indicazioni amministrative circa le modifiche intervenute con il D. Lgs 30 giugno 2022, n. 105 al Testo Unico sulla Maternita (D.lgs. 151/2001), tra le quali la possibilità di indennizzare, per i casi di gravidanza a rischio, i due mesi prima della data presunta del parto per le lavoratrici autonome., nonché la previsione del congedo parentale per i padri lavoratori autonomi

Congedo parentale padri autonomi

Il D.lgs n. 105/2022, introduce il diritto a tre mesi di congedo parentale per ciascuno dei genitori – ricomprendendo così tra i beneficiari anche il padre lavoratore autonomo – da fruire entro l’anno di vita (o dall’ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento) del minore.

La possibilità di fruizione del congedo parentale decorre, per la madre, dalla fine del periodo indennizzabile di maternità e per il padre dalla nascita o dall’ingresso in famiglia del minore.

Stando all’indennità, la circolare dell’INPS conferma che come accade per le lavoratrici madri, anche per il padre lavoratore autonomo durante il congedo parentale avrà diritto al 30% della retribuzione convenzionale.

Si sottolinea ad ogni modo che l’indennità è subordinata all’effettiva astensione dall’attività lavorativa.

La fruizione del congedo parentale del padre lavoratore autonomo è compatibile sia con la contemporanea fruizione dei periodi indennizzabili di maternità della madre (anche se lavoratrice dipendente o iscritta alla Gestione separata) sia con la contemporanea fruizione del congedo parentale (anche per lo stesso figlio) da parte della madre.

Limitazioni specifiche sono disciplinate dalla circolare n. 122/2022 dell’INPS.

Periodi indennizzabili di maternità anticipata per gravidanza a rischio lavoratrici autonome

Con la modifica all’articolo 68 del T.U. è stata anche introdotta la possibilità di indennizzare periodi antecedenti i due mesi prima del parto a favore delle lavoratrici autonome, che versino in casi di gravidanza a rischio.

Condizione necessaria per ricevere l’indennizzo è la presentazione all’INPS dell’accertamento medico dell’ASL all’INPS, in cui sarà individuato il periodo indennizzabile per i casi di gravi complicanze della gravidanza o forme morbose che possano aggravarsi in tale stato.

Considerato che i due mesi antecedenti la data del parto sono definibili solo dopo la nascita del figlio, si precisa che se il periodo indennizzabile tutelato dall’accertamento medico della ASL dovesse ricadere parzialmente o totalmente nel consueto periodo indennizzabile di maternità (due mesi prima e tre mesi dopo il parto), la nuova tutela è assorbita nella tutela ordinaria di cui al comma 1 dell’articolo 68 del T.U.

Anche in tal caso per l’indennizzo è necessaria la sussistenza della regolarità contributiva del periodo stesso, così come previsto per i consueti periodi indennizzabili di maternità.