Riprogettare il nostro mondo è possibile

Vivere in paesi economicamente sviluppati non assicura la felicità. Troppo legati ai beni di consumo, dunque a una iper-produttività che ci sottrae tempo ed energie, rischiamo di
perdere – e forse lo abbiamo già fatto – il contatto con la sfera affettiva e sociale. E se il benessere materiale fagocita tempo e relazioni, rendendoci più infelici, forse è necessario pensare a un modello economico alternativo.

Ad ispirare l’ideatore del Distretto della Felicità, Luca Piscaglia, è stato il “Manifesto per la felicità”, dell’economista e docente Stefano Bartolini, come riporta fedelmente l’articolo de “il Fatto Quotidiano” del 26/1/2019.

Una riorganizzazione del tempo lavorativo come antidoto all’impoverimento delle relazioni affettive e a un modello economico dominante che, in nome di un benessere materiale aleatorio, sacrifica la felicità individuale e collettiva.

Il Distretto della felicità applica in concreto una economia sostenibile, che mette al centro la persona e le relazioni, ottimizzando la giornata lavorativa e sincronizzando l’intera comunità. Un tessuto sociale forte, che si auto-sostiene, dove il recupero del tempo e delle relazioni interpersonali sono la precondizione della felicità e, come assicurano gli economisti, di una ritrovata produttività.

Più tempo libero e più relazioni umane: una ricetta che ha portato fortuna al comune di San Mauro Pascoli, dove è in atto “la rivoluzione della felicità”, come scrive il suddetto quotidiano, e che sta coinvolgendo alcuni comuni limitrofi come Savignano sul Rubicone e Gatteo, al fine di ampliare i servizi e le strutture aderenti all’iniziativa del Distretto della Felicità.

Necessario sottolineare il ruolo delle donne in questa “piccola grande svolta”. A San Mauro rappresentano il 60% della manodopera delle aziende. Un sondaggio effettuato tra i lavoratori del distretto rivelò che erano state le donne a chiedere una riorganizzazione della vita lavorativa in modo da poterla conciliare con quella privata.

San Mauro Pascoli è simbolo di un modello alternativo, virtuoso. Dopo qualche anno di resistenza, dovuta a retaggi e tradizioni consolidate negli anni, i lavoratori hanno accolto l’iniziativa.
Adesso sarebbe difficile pensare di ritornare alle vecchie abitudini.

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